DEEP, una banca dati per far crescere l’efficienza energetica

Sabato, 16 Dicembre 2017

LA BANCA DATI EUROPEA DEEP, DISPONIBILE IN ITALIANO, OFFRE DATI UTILI PER CONOSCERE I VANTAGGI NEL FARE EFFICIENZA ENERGETICA. LO SPIEGA DANIELE FORNI DI FIRE

Si chiama DEEP ed è l’acronimo di De-Risking Energy Efficiency Platform. È una banca dati open source per monitorare le prestazioni degli investimenti di efficienza energetica, fare confronti e scoprire quanto possa essere vantaggioso investire in progetti di efficienza energetica. LA banca dati è raggiungibile a questo indirizzo.

Nata per volontà dell’Eefig (Energy efficiency financial institutions group), il Gruppo istituito dalla Commissione Europea e dalla Unep Finance Initiative, è oggi disponibile anche in italiano. E questo lo si deve anche al contributo di Fire, la Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia. La Piattaforma conta su un ampio database europeo di progetti di efficienza energetica raccogliendo i dati di oltre 10mila progetti realizzati negli edifici e nell’industria.

Ma perché è nata questa iniziativa? Per far meglio comprendere le caratteristiche dei progetti specifici al mondo finanziario, migliorandone così la finanziabilità. La piattaforma permette già di consultare i dati aggregati e analizzarli, ma soprattutto è aperta: istituti finanziari, imprese o enti che abbiano realizzato progetti possono diventare a loro volta fornitori di dati, integrando con i propri progetti il database.

A chi sia rivolto il progetto, quale sia il quadro che ne emerge e come può essere di aiuto alle parti interessate lo spiega a ElettricoMagazine Daniele Forni, Chief Technology Officer di Fire.

A chi è rivolto il progetto DEEP?

DEEP è rivolto alle istituzioni finanziarie e ai decisori che devono valutare interventi di efficienza energetica in campo immobiliare e industriale in tema di riqualificazioni.

DEEP deriva dal rapporto che Eefig nel 2015 ha presentato, sul finanziamento, degli interventi di efficienza energetica su edifici e industrie, fornendo una serie di indicazioni finalizzate ad aiutare a realizzare interventi di efficienza energetica. Interventi in parte anche suggeriti dalle diagnosi energetiche obbligatorie per le grandi imprese ai sensi della direttiva 2012/27.

Le diagnosi energetiche danno ai decisori evidenza di opportunità d’investimento con tempi di ritorno e tassi di rendimento interessanti su un soggetto ben conosciuto, ovvero l’organizzazione stessa, che però spesso non ha fondi per fare investimenti con tempi di payback di 3-5 anni. La difficoltà di accesso alle risorse è stata sottolineata dal rapporto dell’Eefig, che ha inoltre individuato tra gli altri punti su cui agire la mancanza di conoscenza sui reali tempi di ritorno e sui reali risparmi derivanti dagli interventi in efficienza in campo edilizio e industriale. Ed è proprio per questo che è nato DEEP.

Qual è l’idea che ha fatto nascere DEEP?

L’idea s’ispira anche al Building Energy Performance Database sviluppato negli Usa dal Department of Energy. Un database nel quale erano

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 confluiti moltissimi dati di edifici residenziali e commerciali e di interventi di efficienza energetica, forniti da attori diversi. Uno strumento che ha supportato le istituzioni finanziarie nel valutare gli interventi di efficienza, contando su una base dati rappresentativa. DEEP ha le stesse finalità, ma raccoglie anche dati riguardanti il settore industriale.

Oltre che alle istituzioni finanziarie la base dati fornita può essere utile anche ad altri soggetti nel valutare uno studio di fattibilità per un determinato intervento di efficienza energetica, potendo così farsi un’idea, basata su un campione statistico indipendente e che – speriamo – possa crescere sempre di più. In questo modo è possibile valutare le opportunità di risparmio e prendere decisioni riguardanti un investimento con maggior confidenza.

 

A proposito di dati: 10mila progetti è un bacino importante, non trova?

Sì, ma potrebbe essere molto più ampio. Tanto per capire, in Italia attualmente sono raccolti 500 progetti industriali e una decina su edifici. In Europa ce ne sono ben di più: solo in Germania se ne contano circa 2000 tra edifici residenziali e industriali. Il lavoro da fare nel contesto nazionale va ancora stimolato sensibilmente.

Da qui è nata la volontà di tradurlo in italiano in modo da rendere più ampia la sua conoscenza e diffusione. È sì importante contare su una base comunitaria, ma è altrettanto importante avere un’idea quanto più rappresentativa del contesto nazionale.

Che cosa si evidenzia maggiormente dal quadro che emerge?

Innanzitutto il fatto che c’è tutta una serie di interventi interessanti con dei tempi di ritorno tutto sommato brevi (mediamente 5 anni sugli edifici e 2 anni sull’industria). È una fotografia che fornisce un quadro complessivo e particolarmente dettagliato. Ci sono dati macro e dati più particolareggiati che attengono, ad esempio, all’illuminazione, all’involucro o a lavori più complessi con tempi di ritorno diversificati.

Sono dati che aiutano a capire, a seconda degli interventi, quali siano le modalità più adatte; per esempio se stipulare un contratto di rendimento energetico (EPC) su un singolo intervento specifico, combinarlo con altri interventi, oppure puntare a un deep retrofit che vada in direzione nZEB, magari supportato dal contributo del conto termico. Per i tecnici è possibile trovare una base statistica rilevante a supporto delle proprie valutazioni, potendo filtrare i dati per approfondire specifici tipi di intervento.

Quali sono le potenzialità attese per l’Italia grazie a DEEP?

Certamente una maggior evidenza dei risultati degli interventi di efficienza energetica per i decisori e per le istituzioni finanziarie. In Italia c’è stato un grosso coinvolgimento degli istituti finanziari con il fotovoltaico. Alcuni sono stati frenati dalla fine degli incentivi, altri invece hanno utilizzato questa esperienza per andare oltre e applicarla all’efficienza. Questa base dati, crescendo nel tempo, supporterà la valutazione delle richieste di finanziamenti per interventi di efficienza energetica e aiuterà quindi a “fare efficienza”.

I prossimi passi per ampliare il bacino statistico a livello nazionale?

Il primo è legato alla possibilità di sensibilizzare chi si occupa di efficienza energetica a riversare i risultati reali dei progetti realizzati all’interno del database, anche chi si occupa di meccanismi di incentivazione dell’efficienza energetica; contare su dati effettivi degli interventi realizzati va nella direzione della evindence based policy suggerita della better regulation della Commissione Europea.

Non è però facile seguire tale via perché, al di là dei certificati bianchi, in Italia non c’è una misura dei risparmi realmente realizzati. Di solito ci si basa su dati di valutazione preventiva, su risparmi attesi. Poter contare invece su una banca dati di risultati reali ex post offre una dimensione certa ed effettiva, che può essere un vantaggio per tutti i portatori di interesse del mondo dell’efficienza energetica.

La piattaforma richiede risparmi reali; si pone la questione di come si effettua la loro valutazione. Su questo Fire si è prodigata già da qualche anno nel tradurre in italiano e aggiornare il protocollo IPMVP (International Performance Measurement and Verification Protocol), il riferimento a livello internazionale, una raccolta delle migliori pratiche oggi disponibili per verificare i risultati di progetti di efficienza energetica, efficienza idrica e fonti rinnovabili in qualsiasi campo, dagli edifici civili ai siti industriali. La valutazione dei risparmi è un passo fondamentale per i contratti a garanzia di prestazione, ovvero gli EPC. Per facilitare la loro diffusione, negli edifici pubblici e privati, ENEA e FIRE collaborano al progetto europeo guarantEE.